#dailyLife – quando cercare casa spazza via tutte le tue certezze

Finalmente abbiamo deciso di compiere il grande passo e comperare casa. Abbiamo fatto tutte le cose con ordine e coscienziosamente: abbiamo definito un budget, abbiamo fatto un elenco di cose che la casa doveva assolutamente avere, abbiamo delimitato la zona … Continua a leggere

L’attimo perfetto

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Tutti dovrebbero avere un “attimo perfetto”, un momento vissuto in cui tutto era perfetto. Un ricordo al quale aggrapparsi quando tutto diventa troppo stressante, troppo difficile, quando bisogna staccare un attimo.

Il mio “attimo perfetto” è stato da poco aggiornato. E’ di qualche settimana fa…

è un catamarano, con la vela bianca,
che solca le acque trasparenti del Mar dei Caraibi,
il sole che mi scalda il viso,
una leggera brezza che mi scompiglia i capelli,
una mano appena poggiata sulla barra del timone per correggere la rotta,
intorno solo pace
e nella mia testa suona “Follow the sun” di Xavier Rudd.

La pace… un attimo perfetto.

E voi avete un vostro attimo perfetto?

 

Mappe e aeroplanini

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E’ un paio di giorni che la mia bacheca di Facebook è invasa da mappe e aeroplanini, di amici e parenti che si mettono in viaggio per tornare a casa per Natale.
Questa è proprio una di quelle cose che adoro del Natale e che nessun’altra ricorrenza riesce a fare.
A Natale si torna a casa.
Che tu viva dall’altro capo del mondo, che tu non vada poi così d’accordo con la famiglia, che tu non creda nel Natale… in ogni caso torni a casa.
Natale è famiglia, è un pranzo di 12 ore con i parenti, è la tombola a 10cent a cartella, è l’osso della carne passato di soppiatto al cane, è il caminetto accesso, è lo zio che si addormenta sul divano, è il pino che odora di bosco, è la nonna che ti chiede se hai mangiato abbastanza, è il profumo dei biscotti appena sfornati… è sentirsi a casa, amati, felici.
Consci che per quanto possa essere incasinata, stancante, assillante, la tua famiglia è pur sempre la tua famiglia.
… e così ieri, guardano la bacheca di Facebook, mi immaginavo tutte queste lineette tratteggiate che si mettevano in viaggio, da ogni parte del mondo, per tornare a casa.
E’ stata una sensazione bellissima.

Pretendo un trasloco come quello dei film

Finalmente dopo mesi di lavori, pulizie, corse all’Ikea è arrivato il fatidico giorno del trasferimento!
Il giorno in questione è il sabato di due settimane fa e io vivo ancora con borse e scatoloni in giro per casa, libretti delle istruzioni al fianco di ogni elettrodomestico, armadi mancanti, vestiti strabordanti… è difficile!

Nelle mie idee il trasloco era una cosa facile, come si vede nei film.. qualche scatolone (che magicamente si svuota da solo), bellissimi e pulitissimi armadi (che si riempiono da soli), ogni cosa al suo posto in tre secondi… maledetti film che create false aspettative!

Il trasloco è uno stress!!!!

Intanto perchè gli scatoloni (e le valigie) prima di svuotarli devi riempirli e senza ombra di dubbio i vestiti che ci infili dentro si stropicciano e quando finalmente li tiri fuori devi ristirarli e tu neanche hai ancora comperato l’acqua distillata per il ferro da stiro e tanto meno il riduttore per poter attaccare il ferro alla corrente!

Ma, passo indietro, quelle pesantissime valigie (e scatoloni) li devi caricare in macchina, e poi scaricarli, e poi portarli su per le scale (ammetto che l’ascensore c’è ma mi mette ansia) e come se non bastasse hai la porta che per qualche assurdo motivo non vuole spalancarsi bene e ci vai a sbattere contro… ripetutamente… con il fianco… e il gomito…lividi a go-go!

Fatte le innumerevoli corse su e giù dalle scale (ed è un caldo atroce, perchè ovviamente hai scelto il giorno giusto!) hai finalmente tutte le scatole e valigie in casa… ma a questo punto sei tu che non riesci più a entrare in casa perchè c’è roba ovunque e la casa è minuscola!

Ma poi…. la roba dov’é?! quello che ti serve sicuro non lo trovi, perchè si, la candela profumata da mettere in camera la trovi subito, ma il dentifricio per lavarti i denti sicuramente l’hai dimenticato a casa dei tuoi!

Il primo giorno di lavoro dopo il trasloco nessuno ha avuto dubbi sul fatto che fossi andata a vivere da sola… vestiti stropicciati (colpa degli scatoloni), sonno atroce (perchè ho la moka ma ho dimenticato il caffè), trucco da clown (perchè ancora non mi sono abituata alle nuove luci del bagno), ma aria felice (perchè finalmente sono andata a vivere da sola!).

Dopo due settimane comincio ad ambientarmi e con questo weekend spero di far sparire anche gli ultimi scatoloni… le istruzioni degli elettrodomestici invece restano dove sono (ma questa è un’altra storia)!

Andare a vivere da sola è stata una conquista, difficile, ma pur sempre una conquista, però il trasloco…. che stresssss!!!!!

i film mentono sapendo di mentire

Foto 31-05-14 09 01 56Ok, io adoro la colazione… mi mette in pace con il mondo, piuttosto mi sveglio prima, ma i miei 20min per fare colazione (una tazza di caffelatte e tre biscotti) non me li toglie nessuno!

A Berlino, però, ho provato l’ebrezza delle colazioni all’americana, o meglio, come i film mi fanno credere che siano le colazioni all’americana.
Penso a Andy Sachs de “Il diavolo veste Prada”, che ogni mattina scende in strada con bicchiere di Starbucks in una mano, bagel nell’altra e borsa al braccio e pacifica, sorridente e beata cammina a passo spedito verso l’ufficio.
Bene, per una serie di coincidenze mi sono trovata nella stessa identica situazione, solo che al posto del bagel io avevo una specie di tortina/pastina con crema pasticcera e mele (sublime!)…. la peggior colazione della mia vita:

  1. non me la sono goduta per niente
  2. mi sono scottata la lingua con il caffè
  3. ho mangiato un pezzo del sacchetto che conteneva il dolce
  4. mi sono inciampata su un gradino
  5. ho accidentalmente tirato una borsata ad un passante (e i tedeschi non te le mandano a dire)
  6. mi si è bloccata la digestione
  7. ha iniziato a piovere e io non avevo neanche una mano libera per aprire l’ombrello

Una tragedia, un’esperienza tremenda.
Vedendo i film mi ero sempre sognata di vivere a NY, essere una donna d’affari, fare colazione per strada come i veri… bè se i veri fanno così, non hanno proprio capito nulla della vita!!

 

 

Vade retro tentazioni… no, va bene, vi voglio!

In questa mattina uggiosa, con la maschera idratante sul viso e Budapest di George Ezra in sottofondo, penso che dovrei ascoltare di più il mio istinto quando mi dice di stare lontana da certe cose…. si vedano le voci: Apple e Yankee Candle.

Per anni, ovvero da quando i prodotti Apple sono diventati di moda, mi sono sempre opposta al loro acquisto, fosse anche un iPod nano, perchè dai… la gente è proprio stupida a spendere barcate di soldi per qualcosa solo perchè fa figo!!
Bene, dopo anni di autoconvincimento, prima di lanciare il mio smartphone HTC dalla finestra, o in testa al commesso di Mediaworld che me lo mandava per la terza volta in un mese in assistenza, ho deciso che volevo un telefono che non mi desse problemi. Così, disperata dall’assurda somma che stavo andando a spendere, mi sono presentata all’Apple Store a comperare l’iPhone 5s.
Maledetta la volta che l’ho fatto!!! Innamorata, me ne sono innamorata, non lo mollo più, mi segue ovunque, mi fa qualsiasi cosa, eccetto la pasta ma sono convinta che i miei nuovi eroi di Cupertino si stiano ingegnando anche per questo.
La rogna, però, è che adesso che sono entrata nel fantastico mondo Apple non me ne voglio più allontanare e allora adesso voglio anche l’iPad e poi sarà la volta del Mac e poi… non lo so, spero solo che qualcuno mi blocchi il bancomat!!

Stessa identica cosa per le Yankee Candle… candele profumate care, carissime per i miei gusti, che ho sempre snobbato… poi l’altro giorno entro in un negozio, mi avvicino, le annuso e non riesco più a staccarmi dallo stand… Così cedo e ne compero 4 (nel formato più piccolo e meno caro), le porto a casa e ne metto una in camera e una in bagno, le accendo giusto mezz’ora, ma a una settimana di distanza, pur avendo aperto ripetutamente le finestre, il profumo c’è ancora ed è incantevole…
Giusto per rendervi partecipi, quella che ho in camera si chiama “Soft blanket” ed è meravigliosa, sa di pulito, sa di coccole, sa di relax… So già che ne compererò una valanga!

Alla luce di questi fatti ho deciso: d’ora in poi basta negozi, durante la settimana solo lavoro e palestra e il weekend, sperando arrivi il bel tempo, mare o montagna o lago, ma non centro città… troppe tentazioni!
Sono convinta, ce la posso fare… oddio ho appena trovato un sito che vende dei gioielli bellissimi!!!!

 

 

 

Il mistero della porta chiusa

Io resto sempre affascinata alla reazione dei miei clienti davanti a una porta chiusa a chiave dall’esterno con tanto di chiave inserita nella toppa e ben visibile.foto
C’è chi si mette a guardare dentro dal vetro della porta, chi va direttamente alla finestra più vicina, chi bussa e chiama a gran voce “signorina può aprirmi?!”, giusto i più temerari provano ad aprire la porta.
Ma io dico…. volete che mi sia chiusa a chiave dentro lasciando le chiavi fuori?! Sarei diabolica…

Ma siamo sicuri che questa laurea non serva a niente?!

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Oggi un cliente piuttosto antipatico e arrogante mi ha dato da riflettere sull’importanza di avere una laurea.
Lui sosteneva che ho perso il mio tempo e i soldi dei miei genitori per avere una laurea completamente inutile, che se mi fosse interessato veramente avere una laurea di livello e di una qualche utilità sarei dovuta andare all’estero, l’Italia è solo un paese per poveracci.

Secondo me una laurea in economia, ma come in tante altre materie, non è realmente utile. Nel senso che ti serve, si, per fare l’esame di stato per diventare commercialista, però in realtà un bravo ragioniere probabilmente ne sa molto più di me di contabilità. Lo stesso vale anche per molte altre lauree, salverei giusto le discipline mediche e quelle ingegneristiche.
Credo che un laureato esca dalle nostre università molto preparato teoricamente ma poi dal punto di vista pratico sia quasi a zero, quindi si, in effetti da questo punto di vista una laurea è abbastanza inutile.

Io credo, però, di essere stata molto fortunata a frequentare l’università, credo che quelle lezioni che tanto mi hanno esasperato quando le frequentavo in realtà mi siano servite, che i professori tanto odiati in realtà siano stati una ricchezza, che i compagni di corso siano stati una risorsa, che il vivere fuori casa e avere dei coinquilini sia stato moooolto istruttivo.

Io credo che l’università mi abbia dato lezioni di vita ineguagliabili, magari non sarò un asso della partita doppia o della revisione di bilancio, ma ho imparato a confrontarmi con i superiori (i miei professori) esprimendo il mio punto di vista in modo chiaro e rispettoso, ho imparato a trovare un compromesso senza per questo rinunciare alla mia idea (si ringraziano gli odiatissimi lavori di gruppo), adesso conosco il valore che può dare il relazionarsi con persone di altri Paesi, con altre culture o semplicemente con abitudini e trascorsi molto diversi dai miei, ho imparato che a seconda di chi lo guarda e come lo si guarda un problema non ha un’unica soluzione, ho imparato che cedere su alcuni punti non è segno di debolezza, ma solo ammettere che magari c’è chi ha un’idea migliore della mia, ho imparato a prendere esempio da altri e che cambiare opinione si può.

Io credo che quello che mi ha dato l’università non sia qualcosa di tangibile come un bilancio ben redatto, si tratta, piuttosto, di un’apertura mentale che prima non avevo, di un modo di pormi davanti ai problemi che prima non conoscevo, riguarda il saper individuare il proprio obiettivo e trovare la strada giusta per raggiungerlo senza aver paura degli ostacoli che si possono incontrare perchè ho imparato che nulla è insuperabile, che per ogni problema c’è una soluzione, magari anche più di una, si tratta solo di saper dove cercare.

Io credo che l’università mi abbia fatto conoscere delle persone fantastiche, che mi hanno insegnato molto e non parlo solo dei professori, mi reputo fortunata perchè ho conosciuto ragazzi e ragazze della mia età molto determinati, molto creativi, molto tecnologici, molto occupati, perfetti organizzatori, grandi amici e fonte di ispirazione.

Quindi si, da un punto di vista prettamente pratico la laurea potrà essere inutile, ma la pratica si ha sempre tempo per impararla, il modo di ragionare e di vedere le cose invece è un’altra cosa.

Io credo che il mio cliente non abbia capito, e mai lo farà, a cosa serva veramente avere una laurea.

Ho i clienti più fantastici del mondo

Sono fortunata. Ho un lavoro che mi piace e dei clienti che adoro. Si, li adoro proprio, certo non tutti, ma la maggior parte di loro mi rallegra la giornata.

Sento spesso amici lamentarsi del proprio lavoro e dei propri clienti, ma credo che molto dipende da come uno si pone. Io sono sempre sorridente, gentile e ascolto volentieri le loro storie.

C’è da dire che la gran parte dei miei clienti è over 60, con molto tempo libero e poca gente che li ascolta.
Quando arrivano nel nostro negozio di Fai da Te tanti di loro si mettono a raccontarmi che lavoretti devono fare, mi mostrano le foto dei lavori già fatti, mi raccontano di quando venivano nel nostro negozio da giovani e trovavano il mio bisnonno al mio posto, mi parlano dei loro nipoti ancora single nel caso fossi interessata, si lamentano del governo e mi chiedono di me, dei miei studi, del mio fidanzato, delle mie vacanze…
I più affezionati (al negozio, non a me) mi chiamano per nome e mi portano caramelle o piccoli oggetti in legno fatti da loro. Essendo poi abbastanza vecchiotti, e ormai senza peli sulla lingua, mi fanno un sacco di complimenti (lo ammetto io gongolo felice in questi casi) e mi chiamano stellina, amore, bimba….
Come si può non adorarli?! Io sono che sorrido come un’ebete solo a scrivere di loro 🙂

Quindi, si, mi dispiace per i miei amici che non hanno clienti così speciali, penso che persone così se le meritano tutti, riescono a raddrizzarti una giornata storta, a farti tornare il sorriso anche se tutto va a rotoli… Io semplicemente li adoro!